Uova: come riconoscerne la provenienza

Le uova sono uno dei principali alimenti presenti quotidianamente sulle nostre tavole. Ne consumiamo circa 12 miliardi di unità all’anno, tra quelle che mangiamo direttamente e quelle che invece assumiamo attraverso alimenti che le contengono, come biscotti, creme, pasta ecc. Pertanto è bene sapere sempre cosa stiamo mangiando e come arrivano sulle nostre tavole. La suddivisione che in genere tutti conoscono è quella relativa alle dimensioni, che possono variare dalla misura XL (molto grandi, quindi dai 70 grammi in su) alla misura S (meno di 50 grammi). Sicuramente tutti abbiamo notato almeno una volta che ogni singolo uovo porta un timbro alfanumerico sul guscio, ma purtroppo pochi lo sanno leggere. E questo non è un bene, poichè in quel timbro c’è la storia sia dell’uovo e sia della gallina che lo ha prodotto.
Il timbro riporta un codice di 11 caratteri, tra lettere e cifre che è composto in questo modo:

0IT001VR123 (esempio)

che se viene scomposto può essere facilmente letto in questo modo:uova
0: la prima cifra indica il sistema di allevamento delle galline. Il numero può essere anche 1, 2 o 3. Spiegheremo di seguito cosa significano queste cifre.
IT: codice della nazione in cui si trova l’allevamento
001: le 3 cifre successive indicano il codice Istat del comune
VR: Sigla del comune ove esiste l’allevamento
123: Le ultime 3 cifre indicano il numero identificativo dell’allevamento.

Il dato su cui vogliamo soffermarci in questo articolo riguarda esclusivamente la prima cifra, perchè in quel numero è scritta la qualità della vita della gallina, ed anche la qualità dell’uovo che mangiamo. Soffermandoci su questa prima cifra siamo in grado di orientarci verso uova più solidali (per l’animale) e sane. Vediamo cosa significa quella cifra iniziale.

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0: se l’uovo riporta lo 0 come prima cifra, vuol dire che l’uovo proviene da animali allevati in modo biologico. Le galline in questo caso per diverse ore al giorno vengono lasciate libere e all’aperto, dove depongono le uova in nidi o a terra, come natura vuole, e per legge non possono esserci più di 1 gallina ogni 10 metri quadri di spazio.
1: Questa cifra indica che la gallina viene allevata all’aperto dove può rimanere libera alcune ore al giorno, deporre le uova nei nidi o a terra e per legge ci devono essere almeno 2.5 metri quadri di spazio disponibile per ogni gallina.
2: Questa cifra indica “uova ottenute da allevamenti a terra” che, attenzione, non vuol dire libere nell’aia ma a terra in capannoni, dove le galline sono illuminate da luci al neon per quasi 24 ore al giorno, e per legge possono essercene fino a 7 per ogni singolo metro quadro. Secondo noi, già le uova che iniziano con questa cifra non dovrebbero essere nemmeno prese in considerazione per l’acquisto.
3: Le uova che riportano questa cifra all’inizio del codice provengono da “allevamenti in gabbia”, il che vuol dire che la gallina non vede mai la luce del sole, non potrà mai in vita sua camminare, ma passa l’intera esistenza in gabbia. Le uova vengono deposte su un nastro trasportatore per essere direttamente confezionate. Per legge possono essercene fino a 25 per metro quadro. Il che significa meno di 15 centimetri di spazio disponibile per ogni gallina (non è raro che ad ogni animale vengano amputate le ali per occupare meno spazio)! Acquistare queste uova, seppur siano ovviamente le più economiche, vuol dire alimentare “l’industria delle uova”, dove gli animali servono solo a sfornare ricchezza per chi le vende. Il livello di crudeltà è inumano, e oltre all’enorme problema etico appena illustrato, ve n’è anche uno di tipo salutistico, in quanto animali che vivono in questa situazione, senza vedere mai la luce del sole, spesso si ammalano e di conseguenza anche le uova saranno di scarsa qualità e non paragonabili a quelle prodotte da galline che invece le depongono naturalmente, vivendo all’aria aperta.
Comprare uova di categoria 2 o 3 vuol dire essere complici di questo assurdo e crudele sfruttamento delle galline, che ha come unico fine quello produrne sempre di più, a prezzi sempre inferiori, a discapito di tutti (tranne di chi le vende). Sta a noi fare in modo che siano sempre meno richieste facendo a meno di comprarle, a costo di qualche spicciolo in più da pagare sul conto della spesa.

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