Olio di palma. Uno dei maggiori killer dell’ambiente.

Olio di palma. E’ lui uno dei maggiori killer dell’ambiente dei nostri giorni, il principale responsabile della deforestazione del pianeta e della distruzione della biodiversità. Ma, anche se la consapevolezza del problema ambientale relativo a questo prodotto sta aumentando notevolmente, a questo purtroppo non corrisponde una diminuzione della sua produzione, con conseguente aumento della deforestazione.
L’olio di palma si ottiene dalla spremitura del frutto della palma, albero che cresce in climi umidi e tropicali, e di cui se ne utilizzano 3 specie (Palma da olio africana, palma da olio americana, e palma Maripa). Per questo motivo i principali produttori ed esportatori si trovano in questa fascia climatica e li ritroviamo tra i paesi africani, oltre a Brasile, Malesia ed Indonesia.
I numeri di questa industria sono da brivido. Basti pensare che soltanto 40 anni fa la produzione mondiale di olio di palma si aggirava intorno al mezzo milione di tonnellate. Negli anni ’80 e ’90 si è saliti fino a 2 milioni e mezzo di tonnellate, quintuplicandone la quantità, ed oggi la produzione è arrivata a 48 MILIONI di tonnellate annue! un numero di quasi 100 volte superiore in meno di mezzo secolo. E come se già tutto ciò non bastasse, le stime parlano di domanda che triplicherà ulteriormente entro i prossimi 20-25 anni.
E’ chiaro che questa ottusità legata al profitto ci porterà alla quasi totale deforestazione delle giungle e foreste tropicali, con danni irreversibili ed effetti catastrofici per il pianeta. palma_incendiPerchè oltre alla devastante perdita di alberi e foreste, c’è da aggiungere la drammatica situazione che si vive quotidianamente in Malesia ed Indonesia, i due principali produttori ed esportatori mondiali di olio di palma. Infatti le foreste di questi due paesi crescono su terreni ricchi di torba, un composto organico che contiene circa il 50-60% di carbonio. Le torbiere si formano per decomposizione delle piante acquatiche, che grazie al clima umido e alla frequentissime piogge, abbondano nei paesi di quella zona del mondo. Per questo motivo sono dei veri e propri giacimenti di anidride carbonica, che a causa degli incendi innescati proprio per deforestare le zone da adibire poi a piantagione, si libera nell’aria in quantità enormi, causando un’immissione di gas serra nell’atmosfera che aggrava ulteriormente la situazione climatico-ambientale. E per finire, c’è il disastro e la perdita definitiva di biodiversità, con centinaia di specie animali e vegetali che con questi incendi scompaiono per sempre dal nostro pianeta. Diverse associazioni animaliste si stanno mobilitando per salvare gli oranghi che vivono sugli alberi di queste zone, che stanno subendo una vera e propria decimazione a vista d’occhio.
Per mettere un freno alla devastazione selvaggia dell’ecosistema è stato creato un consorzio per la coltivazione eco-sostenibile dell’olio di palma (RSPO), a cui hanno aderito diversi produttori e marchi che utilizzano l’olio di palma. Questo ente dovrebbe certificare la provenienza dell’olio e garantire che non proviene da piantagioni sorte su terreni incendiati o deforestati illegalmente. Tuttavia Greenpeace ha scoperto recentemente che gli ultimi maggiori incendi di foresta pluviale nel Borneo sono avvenuti su terreni di proprietà di 3 aziende che aderiscono al consorzio.L’ingrediente killer (non possiamo definirlo diversamente) è ormai presente sempre in più settori dell’industria. Se prima lo si trovava in “pochi” prodotti, adesso è praticamente onnipresente in qualsiasi prodotto alimentare per il suo basso costo, dai biscotti, alle creme spalmabili, fino alle patatine e crackers. La diffusione è notevolmente aumentata anche nei prodotti cosmetici, ed è quasi sempre presente in shampoo, bagnoschiuma, saponi e creme per il viso. E ultimamente ci si mette anche il biocombustibile (ebbene si, ha anche il prefisso BIO!!). Proprio in Italia stato inaugurato nel luglio del 2010 una centrale elettrica a biocarburante, che ora funziona ad olio di palma. Il motivo? Si risparmiano circa 2 milioni di euro l’anno. Ovviamente in questo calcolo NON sono compresi le stime per i danni ambientali.

 

E noi cosa possiamo fare?

olio di palma emissioni
Immagine dal satellite degli incendi del Borneo.

Leggere, leggere, leggere!! Se non vogliamo essere complici di questa devastazione e non vogliamo ingrossare le tasche di queste aziende, ricordiamoci di leggere le etichette di quello che stiamo per comprare. Dal 2014 infatti non è più permessa la dicitura generica “oli vegetali” ma è obbligatorio dichiarare la pianta di origine (di mais, di colza, di palma). Vedrete con i vostri occhi fino a che punto questa sostanza sia impiegata davvero ovunque. Probabilmente la nostra spesa al supermercato diventerà più difficile, forse il conto sarà un pò più salato, ma vi invitiamo davvero a prestare attenzione a questo ingrediente killer ed evitarlo, poichè solo in questo modo si può ottenere un inversione di tendenza. In fondo di biscotti ne esistono tanti, di pianeta invece… uno soltanto!

 

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