L’acqua rimane pubblica. Nestlè dovrà rinunciare allo sfruttamento delle risorse idriche in Oregon.

E’ una storia a lieto fine questa, almeno per l’ambiente e le risorse naturali, che per una volta non potranno essere impiegate per sfruttamento a puro scopo di lucro. Tutto comincia nel 2007, quando la multinazionale Nestlè individua nelle vicinanze di Cascade Locks, una piccola cittadina dell’Oregon di soli 1200 abitanti, un punto interessante per costruire una fabbrica di imbottigliamento di acqua. Il progetto prevedeva un investimento di 50 milioni di dollari, ed un probabile impiego per circa 50 lavoratori. Il tutto sfruttando l’acqua dell’Oxbow Springs, uno dei tantissimi affluenti del Columbia River, che con i suoi 2000 km di lunghezza è il quarto fiume degli Stati Uniti, con un bacino idrografico grande quanto la Francia.

Se il progetto fosse andato in porto, la Nestlè avrebbe imbottigliato e commercializzato circa mezzo miliardo di litri di acqua all’anno, in quasi 2 milioni di bottigliette di plastica. I presupposti per la riuscita del contratto c’erano tutti, in quanto tutti i politici locali erano favorevoli all’accordo, per via dei circa 140.000 dollari di tasse che sarebbero confluiti ogni anno nelle casse della cittadina, ma gli abitanti non sono stati dello stesso parere, non si sono lasciati ammaliare dai maggiori introiti e dai pochi posti di lavoro, e si sono organizzati. Per scongiurare il pericolo della costruzione della fabbrica, hanno dato vita ad un blog, hanno tappezzato i muri delle case con manifesti contro la Nestlè, e pubblicato video ed altre iniziative di attivismo ambientalista.nestlè

Da questo movimento ne è scaturito un referendum a cui ha partecipato il 68% della popolazione, e che con il quasi 70% delle preferenze per il NO, ha bocciato la possibilità che questa fabbrica potesse nascere in quel territorio, mettendo una definitiva pietra tombale sul progetto. Il movimento a difesa del territorio che si è creato intorno a questa cittadina ha fatto valere le proprie ragioni, e cioè che l’acqua è sempre più un bene prezioso, che i cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio gli approvvigionamenti di acqua nel prossimo futuro e che nessuno può e deve lucrare su un bene primario ed indispensabile per la comunità, per di più deturpando il territorio con una grande fabbrica.

L’impatto di questa notizia, come era prevedibile, è stato molto alto, al punto da allarmare anche altre grossi marchi che lucrano sulla vendita di bottigliette di acqua, che temono adesso un effetto domino che potrebbe essere devastante per i loro affari. Infatti già altre comunità si stanno attivando per emulare questa lodevole iniziativa ed i primi effetti sono già visibili. In California, Maine e Montana sono già visibili i primi segni di ribellione contro le Big dell’acqua. Secondo noi la comunità di Cascade Locks ha dato con questa vittoria un forte segnale di democrazia sana, ed ha dimostrato che anche pochi cittadini possono vincere contro i colossi, e che questo debba sempre essere tentato, soprattutto se si tratta di difendere il patrimonio naturale.

Per noi di GaiaViva

questa è una grande notizia.

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