Acqua virtuale: un concetto che tutti dovremmo conoscere

L’acqua, si sa, è la fonte primaria della vita sul pianeta. Senza l’acqua nessuna forma di vita, né vegetale né animale sarebbe possibile e senza questo fondamentale elemento la Terra sarebbe inabitata e desertica. Quello che però ancora poche persone conoscono, è il concetto di acqua virtuale. La presa di coscienza sull’importanza dell’acqua è sensibilmente aumentata negli ultimi anni, grazie anche agli scienziati che da quasi due decenni lanciano continui allarmi sui cambiamenti climatici e sul riscaldamento globale, che stanno mettendo in serio pericolo le riserve idriche del pianeta, con vaste zone a rischio di desertificazione.

Le campagne per evitare lo spreco di acqua esistono, ed ormai tutti conosciamo  i più semplici accorgimenti, come ad esempio preferire una doccia (consumo medio di acqua di circa 75-80 litri) al bagno in vasca (consumo di acqua di circa 150 litri). Oppure chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci laviamo i denti (lasciandolo aperto si perdono circa 6 litri al minuto). Altro accorgimento prezioso è riutilizzare l’acqua di cottura delle verdure per innaffiare le piante, una volta che questa si è raffreddata (cosa che tra l’altro fa molto bene alle piante per i sali minerali in essa disciolti).

Quello che praticamente nessuno però conosce è il concetto di “acqua virtuale” o “impronta idrica“, ossia la quantità di acqua indiretta che consumiamo quando utilizziamo un oggetto o mangiamo un alimento. L’idea di calcolare questo dato è venuta al Professor John Anthony Allan del King’s College di Londra, che grazie a questo approfondito studio ha vinto lo Stockholm Water Prize, per il contributo dato alla comunità nel sensibilizzarla su un consumo di acqua più sostenibile per il pianeta.

Questo importantissimo indicatore tiene quindi conto del volume di acqua dolce che viene utilizzata in tutta la filiera della produzione e distribuzione di un bene, sia esso alimentare o meno. Per cui per conoscere l’impronta idrica di una maglietta di cotone si considera la quantità di acqua necessaria per far crescere la pianta del cotone, quella necessaria per la raccolta, quella necessaria per i processi industriali che la creano e di quelli necessari per il trasporto presso i negozi. Il dato che ne viene fuori è che per ogni singola t-shirt, preleviamo dal pianeta ben 2.700 litri di acqua, e che in ogni bicchiere di vino che beviamo, se la quantità effettiva di acqua è di circa 2 centilitri, la quantità di acqua virtuale è di ben 120 litri.

Per meglio classificare la reale “impronta idrica” (water footprint) si è poi andati a differenziare i tipi di acque utilizzate, in modo da ottenere un “bollino” finale quanto più coerente possibile. Le acque sono state quindi classificate in:

Acqua blu: si riferisce al volume di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. E’ fondamentalmente l’acqua che beviamo dal rubinetto e che utilizziamo per lavarci.
Acqua verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale, quindi l’acqua che bagna i campi in modo naturale e senza prelievi dai bacini;
Acqua grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.


Per farci un’idea di quanta acqua serve per le principali portate che serviamo a tavola abbiamo preparato il seguente grafico, e come possiamo notare, l’acqua virtuale che consumiamo è letteralmente spaventosa! Vediamo i numeri:

grafico

L’opinione di GaiaViva:

Secondo noi, il concetto di acqua virtuale dovrebbe entrare nel quotidiano di tutti, in modo da indirizzare i consumi e gli acquisti verso beni che sappiamo avere un impatto inferiore sull’ecosistema, in modo da dare il nostro contributo alle risorse naturali del pianeta. C’è una considerazione da fare e cioè, è vero che una bottiglia di vino “brucia” quasi 5 volte più acqua di una bottiglia di birra da mezzo litro, ma poi la bottiglia di vino la beviamo in 3-4 giorni, mentre di birre ne consumiamo una a pasto, va da sé che l’impronta idrica che diamo al pianeta scegliendo la birra è peggiore sebbene il valore assoluto sia inferiore. Quindi come in tutte le cose, i confronti vanno fatti sempre con le dovute considerazioni.

 

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